Nel primo trimestre del 2026, l’impero di Mark Zuckerberg ha registrato un evento, per certi versi, inaspettato: Meta ha perso circa 20 milioni di utenti attivi giornalieri. Sebbene questo calo rappresenti una crepa nell’immagine di crescita infinita dei social network, l’azienda ha parallelamente annunciato ricavi record in aumento del 33%, raggiungendo i 56,3 miliardi di dollari. Questo paradosso solleva interrogativi cruciali per chi osserva la tecnologia: cosa succede quando le piattaforme iniziano a perdere le persone, ma continuano ad accumulare profitti?
Analizzando i dati ufficiali, emerge una strategia di comunicazione che tende a confondere le acque. Meta utilizza la metrica “Family daily active people“, un dato che somma gli utenti di Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger, ciò impedisce di capire se ci sia effettivamente, e in caso quale, lo strumento in crisi. Le spiegazioni ufficiali puntano il dito verso i blocchi governativi in Russia e le interruzioni di rete in Iran, però d’altro canto esiste un malessere più profondo. L’allontanamento sembrerebbe colpire soprattutto le piattaforme storiche: Facebook e Messenger sono viste più come parte del passato.
Mentre il pubblico si allontana, la visione di Mark Zuckerberg sembra aver già cambiato orbita: il “Metaverso“, che avrebbe dovuto essere la nuova casa dell’umanità digitale, continua a essere un fallimento economico. La divisione Reality Labs, che si occupa di dispositivi indossabili e visori per la realtà virtuale, ha registrato una perdita operativa di oltre 4 miliardi di dollari in un solo trimestre. Tuttavia, queste perdite, non sembrano spaventare il management, perché l’attenzione si è spostata sull’Intelligenza Artificiale. Meta ha annunciato un piano di investimenti per il 2026 che prevederebbe tra i 125 e i 145 miliardi di dollari destinati esclusivamente al potenziamento dei data center e dell’IA. L’obiettivo dichiarato è offrire una superintelligenza personale a miliardi di persone.
La fuga degli utenti è forse la risposta naturale a una piattaforma che ha smesso di essere “sociale” per diventare un banco di prova per algoritmi. In questo nuovo scenario, l’utente non è più il protagonista di una conversazione, ma il fornitore di dati per addestrare modelli linguistici e intelligenze generative future.
Se il futuro di Meta è una superintelligenza che gestisce le nostre vite, il calo di 20 milioni di utenti potrebbe essere solo l’inizio di una separazione: da una parte una tecnologia sempre più potente, autonoma; dall’altra un’umanità che cerca di riappropriarsi di spazi di interazione meno mediati.