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“BedRot”, la performance dello scrolling infinito

Di Sabrina Galli 14/05/2026

Negli ultimi tempi il nome dell’artista canadese Aphex Redditor è circolato moltissimo, soprattutto all’interno di quell’area dell’arte contemporanea che si interroga sulle problematiche di internet, dei social network e della vita online. La ricerca artistica di Aphex Redditor, infatti, ruota attorno alla cultura digitale e al concetto di post-internet. L’artista, spesso, utilizza direttamente i social network come strumenti e medium artistici. Le sue opere hanno la capacità di rappresentare Internet come uno spazio reale, rivelando la sua capacità di modellare i linguaggi, i comportamenti e le percezioni di chi lo abita.

La sua recente performance BedRot, presentata lo scorso 20 marzo allo spazio espositivo Eastern Bloc a Montreal, ha trasformato uno dei gesti più ordinari e compulsivi della contemporaneità, lo scrolling, in un’esperienza disturbante e alienante. Aphex Redditor, è rimasta sdraiata per ventiquattro ore consecutive in un letto posto al centro della stanza, scrollando il feed di Instagram per tutta la durata del tempo, mentre il contenuto del suo smartphone veniva proiettato in tempo reale sulla parete alle sue spalle. Gli spettatori, entrando nell’ambiente espositivo, si trovavano così di fronte ad un flusso infinito di video, meme, pubblicità, musica e stimoli visivi. Un loop infinito in cui l’artista si assoggetta in modo totalmente passivo, ma in cui, ognuno di noi, in modo patetico, si rispecchia.

Ed è in questo loop penoso che BedRot sembra richiamare un concetto ben più datato, quello del «eterno ritorno dell’uguale» di Friedrich Nietzsche. Molto sinteticamente, nel pensiero del filosofo il tempo non procede verso un obiettivo finale, ma tende a ripetersi all’infinito. Ogni azione ritorna ancora e ancora. Ecco che lo scrolling di oggi sembra incarnare perfettamente questa dinamica: scorriamo continuamente nella speranza di trovare qualcosa di nuovo, ma finiamo intrappolati in una ripetizione perpetua di contenuti identici. Trend che ritornano, meme, musiche riciclate, corpi standardizzati e opinioni uguali alle nostre proposte dall’algoritmo.

In questo senso ildoom scrolling, denunciato da Aphex Redditor nella sua performance, non appare più solo come una critica ad una cattiva abitudine, ma come una sorta di esperienza rappresentativa della nostra attualità: un “eterno ritorno dell’algortimo” dove la ricerca e la promessa di novità nasconde la reiterazione dell’identico e del banale. L’utente contemporaneo continua a “scorrere” immaginando che il prossimo post possa finalmente interrompere il ciclo, portandolo ad un qualche tipo di illuminazione o soddisfazione finale, tuttavia, i social sono progettati per impedire tutto questo.

C’è anche un’altra analogia che può balzare alla mente dei più avvezzi all’arte contemporanea. Il letto presente in scena, infatti, richiama inevitabilmente anche l’opera My Bed di Tracey Emin, installazione del 1998 in cui l’artista esponeva il proprio letto disfatto come autoritratto emotivo e testimonianza di alcuni giorni segnati da una profonda depressione. Si potrebbe dire che entrambe le opere trasformano il letto in uno spazio simbolico ed esposto al pubblico, ribaltando la dimensione privata dell’intimità domestica. Tuttavia, se Emin utilizzava il letto come testimonianza simbolica e fisica di un dolore personale, quello di Aphex Redditor diventa la metafora di una condizione esistenziale di precarietà e confusione collettiva. Inoltre, nel lavoro di Emin non c’è il corpo dell’artista, mentre in BedRot, il corpo è presente, anche se, in qualche modo è ugualmente assente, in quanto assorbito dal “flusso social” e dall’atto dello scrolling, che lo distanzia dalla realtà circostante.

Non osserviamo più soltanto il corpo di una persona a letto, ma ci rispecchiamo e osserviamo noi stessi in un’azione la cui unica relazione possibile è quella con la piattaforma social e l’algoritmo.