Ci sono momenti in cui il tempo smette di essere una semplice unità di misura e diventa qualcosa di profondamente vitale e umano. In un’emergenza sanitaria, i minuti che precedono la richiesta di aiuto possono determinare il confine tra la vita e la morte.
Infatti, il tempo che precede la chiamata fino all’arrivo dei soccorsi è un intervallo temporale colmo di informazioni frammentarie e approssimative, in cui ogni decisione si muove nel dubbio. È proprio in questo spazio di incertezza che si inserisce AI-h, un progetto sviluppato da Paola Cerri con l’obiettivo di utilizzare intelligenza artificiale, dati biometrici e geolocalizzazione per fornire ai soccorritori un quadro più completo della situazione ancora prima del loro intervento.
L’idea nasce da un’esperienza personale della stessa ideatrice. Dopo aver perso una cara amica in un incidente durante un’attività sportiva in acqua, Cerri si è chiesta perché proprio nei momenti più decisivi, spesso, si sappia troppo poco e troppo tardi. Da questa domanda prende forma il sistema di AI-h pensato per colmare il vuoto informativo dei primi minuti, in cui ogni secondo può cambiare l’esito di un intervento
Senza la pretesa di sostituirsi al sistema di emergenza e ai soccorritori, Paola Cerri con il suo progetto propone un modo per fornire tutte le informazioni e i dati del paziente ancora prima dell’effettiva chiamata e durante il tempo necessario ai soccorritori per arrivare. In questi momenti di precarietà e attesa apparentemente infinita ogni piccolo dettaglio fornito ai professionisti può essere determinante.
Ma come funziona il sistema AI-h?
A differenza dei sistemi automatici già presenti in alcuni veicoli, che rilevano l’incidente e ne comunicano la posizione, AI-h sposta l’attenzione interamente sulla persona e il suo stato di salute. L’obiettivo è comprendere le condizioni di chi ha bisogno di aiuto, anche in contesti complessi come montagne, mare aperto o aree prive di copertura di rete, trasformando una semplice richiesta di soccorso in un insieme di informazioni capaci di orientare l’intervento.
In fondo, nelle emergenze sanitarie, così come nella vita quotidiana, tutto ruota attorno al tempo e alla sua valorizzazione.
Quando ci troviamo di fronte a un’urgenza o un pericolo, smettiamo di percepire il tempo come una successione scandita di secondi e minuti. In alcune situazioni, infatti, il tempo si deforma, dilatandosi o restringendosi. Assume la consistenza liquida degli orologi dipinti da Salvador Dalí ne La persistenza della memoria, dove le lancette sembrano perdere ogni rigidità. D’altronde, come affermava il filosofo novecentesco Martin Heidegger, “l’esistenza umana è inseparabile dalla propria temporalità”. Nel suo capolavoro, Essere e Tempo, Heidegger afferma proprio che «l’uomo non “sta” semplicemente nel tempo, ma è tempo».
Per esempio, ritornando al discorso iniziale, durante l’attesa di soccorsi, per chi è in pericolo di vita, un minuto può sembrare infinito, mentre, per chi deve intervenire, quello stesso minuto può svanire con una rapidità irreversibile.
In un dibattito sull’intelligenza artificiale spesso dominato da automazione, produttività ed efficienza, progetti come questo ricordano che la tecnologia può avere una funzione salvifica per l’umanità stessa. Perché, in fondo, il valore primario dell’intelligenza artificiale risiede nella capacità di restituire agli uomini ciò che è spesso la loro risorsa più preziosa: il tempo.