BRESCIA Venerdì 25 settembre 2026, nella prestigiosa cornice del Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia è stata ospitata la tavola rotonda “Curare il domani: come scienza, arte, musica e letteratura progettano il futuro dei giovani”, appuntamento conclusivo della Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori di Brescia.
L’incontro dei dottorandi, ha riunito vari rappresentanti di università, accademie, musei e istituzioni musicali del territorio tra cui Accademia SantaGiulia, Conservatorio Luca Marenzio, Fondazione Brescia Musei, LABA, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con il Comune di Brescia, coordinato dal professor Massimo Tantardini (Accademia di Belle Arti SantaGiulia), proponendo una riflessione collettiva su come accompagnare le nuove generazioni verso una crescita consapevole e sostenibile. Il filo conduttore dell’intera giornata di divulgazione si sintetizza nel verbo “curare”.
Giovani come piante: coltivare il futuro con cura
Giada Bianchetti (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha proposto una particolare metafora, i giovani come piante. Una pianta non può essere fabbricata secondo un modello prestabilito, al contrario necessita di tempo, nutrimento, luce, spazio e condizioni favorevoli per crescere. Educare non significa quindi imporre una forma dall’esterno, ma invece creare un ambiente in cui ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Il ruolo degli adulti e delle istituzioni pertanto, è sostenere e orientare senza sostituirsi all’autonomia dei ragazzi, evitando la pressione verso risultati immediati per rispettare i tempi, le fragilità e le potenzialità individuali.
Design ed economia circolare: progettare la sostenibilità
L’intervento di Giacomo Marinoni (LABA) ha evidenziato il passaggio da un design puramente estetico e funzionale, a una vera e propria progettazione responsabile dell’intero ciclo di vita del prodotto. Un oggetto deve essere valutato partendo dall’origine delle materie prime fino alla gestione del fine vita, passando come passaggio la riparabilità, riuso e impatto sociale. Il designer contemporaneo pertanto non opera più in uno stato di isolamento, ma collabora con ingegneri, esperti di materiali, aziende e comunità locali, progettando sistemi e servizi più articolati. La multidisciplinarietà emerge così come una condizione indispensabile per affrontare problemi complessi quali la gestione degli scarti e il cambiamento climatico.
Il musicista e i sogni incompiuti: la bellezza dell’incompiuto
Diego Pugliese (Conservatorio Luca Marenzio) ha spostato l’attenzione sul valore artistico e umano del mancato compimento. Nel campo musicale, un’opera incompleta non è necessariamente un fallimento, al contrario conserva le tracce delle scelte, dei dubbi e dei processi dell’autore. In una società che spinge i giovani a definire rapidamente la propria identità, la musica insegna che il percorso personale e creativo si costruisce nel tempo, attraverso tentativi, errori e interruzioni, evolvendo nel corso del tempo. Musei storici e territorio: valorizzare l’identità locale Nicola Turati (Fondazione Brescia Musei) ha descritto invece il museo come uno spazio attivo di relazione tra passato, presente e futuro. Lontano dall’essere un semplice deposito di oggetti, il museo diviene quindi una risorsa viva per la comunità quando si fa accessibile, dialoga con i linguaggi contemporanei e coinvolge scuole e cittadini. Valorizzare il patrimonio culturale significa generare partecipazione, coesione sociale e senso di appartenenza tra generazioni e vissuti differenti.
Salute mentale e giovani: affrontare le crisi e rieducare al fallimento
L’intervento di Gabriele Nibbio (Università degli Studi di Brescia), ha richiamato l’attenzione sulla necessità di superare lo stigma legato al disagio psicologico. Parlare delle proprie difficoltà non è un segno di debolezza, ma il primo passo per chiedere aiuto. Un aspetto centrale riguarda la ridefinizione del rapporto con l’errore: in un contesto sociale sbilanciato sul successo e sulla prestazione, commettere un errore o attraversare un momento di crisi non deve coincidere con la sensazione di essere privi di valore. Il fallimento può trasformarsi in un’occasione di apprendimento ed esperienza di crescita, a patto che venga elaborato all’interno di un contesto sicuro, d’ascolto e non giudicante.
Il Ritualismo tecnologico e IA: ritrovare la consapevolezza nell’era dei dati
Natalie Zangari (Accademia di Belle Arti SantaGiulia) ha affrontato il tema dell’arte digitale, dei sistemi sonori interattivi e della dimensione rituale nel rapporto con la tecnologia. Il cosiddetto ritualismo tecnologico, descrive l’insieme di gesti quotidiani e abitudini ripetute quasi inconsapevolmente, dal controllo continuo delle notifiche all’affidarsi cieco alle risposte dell’IA e ai motori di ricerca. L’intelligenza artificiale non viene pertanto presentata come un pericolo assoluto, ma come uno strumento che richiede allo stesso tempo responsabilità e senso critico, per evitare che la ricerca dell’immediato eroda la capacità umana di attendere, verificare e porre domande autonome.
I sei contributi emersi dal Salone Vanvitelliano delineano una prospettiva condivisa, progettare il futuro non significa prevederlo in modo rigido, ma prendersene cura attraverso la responsabilità, le relazioni e l’accettazione della complessità. Curare il domani significa rispettare i tempi della crescita umana, progettare con attenzione alle risorse, dare valore ai percorsi imperfetti, conservare la memoria collettiva e garantire supporto psicologico nei momenti di vulnerabilità. In questo contesto, anche l’innovazione e l’intelligenza artificiale possono costituire un valido supporto, a condizione che rimangano strumenti guidati dalla capacità umana di scegliere e interpretare la realtà.