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Frequenze Umane: Oltre il confine del suono

Di Federico Yevgheniy Grigolato 23/10/2026
Cassa

Ci sono ambiti in cui l’innovazione tecnologica smette di essere un semplice strumento tecnico per diventare un’estensione della nostra sensibilità, dando voce e forma a ciò che altrimenti resterebbe inespresso.

Questo nuovo spazio di approfondimento nasce per osservare il suono da questa prospettiva: non un sottofondo quotidiano o un consumo rapido, ma un campo di ricerca, un linguaggio complesso e un’architettura del pensiero. Vogliamo aprire una finestra su un panorama in continua evoluzione, lasciando che siano la qualità della ricerca e la forza delle esperienze a guidarci tra acustica, elettronica e linguaggi contemporanei.

Iniziamo questo percorso partendo da ciò che si sta svolgendo proprio in questi giorni tra gli spazi dell’Arsenale e i luoghi storici di Venezia. La 70ª Biennale Musica, intitolata A Child of Sound e curata dalla direttrice artistica Caterina Barbieri, offre una testimonianza tangibile di questa visione: un palinsesto ricco di prime assolute, opere site-specific e momenti di ricerca che mettono in dialogo strumenti acustici, sintesi elettronica e percezione dello spazio.

L’indagine non si limita alla dimensione del concerto tradizionale, ma attraversa una pluralità di linguaggi fisici e tecnologici. Dai percorsi storici e dall’approccio primordiale al suono del Leone d’Oro alla carriera Keiji Haino, fino all’ibridazione tra organo ed elettronica che caratterizza la ricerca del Leone d’Argento Sarah Davachi, il festival dimostra come l’esplorazione sonora sia a tutti gli effetti un’indagine sull’uomo, sulle sue tecnologie e sulle sue possibilità di ascolto.

Attraverso interventi diffusi, dalle architetture sonore site-specific di Heaven Is Ours / O Céu É Nosso nelle Sale d’Armi, fino alle sessioni d’ascolto di Origine (con la ricostruzione del celebre listening bar Nightingale di Tokyo), la Biennale trasforma la tecnologia da freddo supporto tecnico in un vero dispositivo d’ascolto e di meditazione spaziale. Un dialogo continuo tra antiche risonanze e sintesi digitale che trova spazio tanto nei teatri storici quanto nei contesti non convenzionali, come la Casa di reclusione femminile della Giudecca o le sperimentazioni clubbing di Forte Marghera.

Un primo snodo fondamentale da cui muoversi per continuare a esplorare i contesti in cui la progettazione sonora diventa il punto di incontro tra rigore scientifico, umanesimo e visione poetica.