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Alla Halle am Berghain di Berlino Pierre Huyghe dà forma ai dati quantistici

La mostra "Liminals". Quando la fisica quantistica diventa esperienza estetica

Di Sabrina Galli 14/02/2026

Alla Halle am Berghain di Berlino, spazio che, paradossalmente, ospita uno dei club techno più inaccessibili d’Europa, Pierre Huyghe presenta Liminals, un’opera complessa e rivelatrice. Visitabile dal 23 gennaio all’8 marzo 2026 e commissionata da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation nell’ambito del programma Sensing Quantum, la mostra trasforma l’incertezza della fisica quantistica in un’esperienza audiovisiva. Alla base dell’atto creativo vi è infatti l’analisi di dati quantistici, utilizzati per determinare gli andamenti sonori e i movimenti dell’immagine video.

Al centro della mostra si trova, appunto, un video che l’artista definisce un «mito moderno». Una figura umanoide, priva di volto e di identità stabile, emerge in un paesaggio fuori dal tempo e dallo spazio, attraversando stati mutevoli dell’essere. Guardando la figura sembra non esistere più una netta distinzione tra vivente e non vivente, realtà o finzione, ma soltanto un corpo che si manifesta alla nostra percezione come in continua trasformazione. Lo spettatore di trova di fronte ad un’esistenza in sospensione tra materia e astrazione, che non ha una forma definitiva.

Come anticipato, la realizzazione dell’opera si basa sulla fisica quantistica, materia che ricorre spesso nella ricerca dell’artista. In collaborazione con il fisico Tommaso Calarco e il filosofo Tobias Rees, Huyghe ha integrato nel processo creativo output provenienti da sistemi quantistici. Le oscillazioni che determinano i mutamenti del corpo rappresentato nel video sono state simulate su un computer quantistico Pasqal da 100 qubit. I dati ricavati sono stati tradotti in vibrazioni e componenti sonore, rendendoli così percepibili ai nostri sensi. Anche strumenti di intelligenza artificiale sono stati impiegati nella costruzione dell’immagine e delle sue trasformazioni.

In tutta questa complessità anche il luogo dell’esposizione si rivela essere per niente banale: la Halle am Berghain (nata nei primi anni Duemila in un ex edificio industriale di Friedrichshain), oggi è uno dei club più conosciuti per la sua fama “elitaria” e per la sua limitatissima possibilità di ingresso. Tuttavia, in via eccezionale, solo per Liminals uno spazio così selettivo sospende temporaneamente il proprio status di inacessibilità per aprirsi al pubblico dell’arte contemporanea. Ecco che si viene a creare una apertura spazio-temporale tra un particolare gruppo elitario (quello del “clubbing”) e l’istituzione culturale, tra vita mondana ed esperienza artistica.

Il cuore concettuale dell’opera è ciò che Huyghe definisce «esterno radicale». Con questa espressione l’artista indica uno stato in cui tutte le possibilità esperienziali sono ancora possibili, non determinate. È uno stato di “indeterminazione della realtà”, quando un essere (o la realtà) non ha ancora preso una forma precisa e definitiva.

Nell’ambito della fisica quantistica spesso trapelano riflessioni su questo “non-stato” della realtà. La teoria più celebre in questo senso è il paradosso del gatto di Schrödinger per cui, immaginando l’animale dentro la scatola, esso è simultaneamente vivo e morto finché non si apre il coperchio per guardare. Questo esperimento mentale serve per spiegare il concetto secondo cui, prima dell’osservazione e della misurazione scientifica, una particella o un insieme di esse (ovvero un corpo) potenzialmente può trovarsi in una sovrapposizione di stati contemporaneamente. Quindi, è l’atto di osservazione a determinare una condizione tra le molte possibili. Prima di quel momento, la realtà è pura probabilità, una massa di particelle informe.

L’«esterno radicale» di Huyghe sembra situarsi proprio in questa zona “pre-osservativa”: uno stato in cui l’essere oscilla tra possibilità diverse senza determinarsi in modo stabile, e la figura del video di Liminals lo rappresenta al meglio. Non viene mostrata una persona nella sua interezza, ma un insieme di “forme possibili” che esistono tutte contemporaneamente.

Pensando all’intelligenza artificiale generativa, ecco che emerge un parallelismo. Quando un’AI produce un’immagine, c’è un momento in cui essa “si carica” sullo schermo, ciò che vediamo è la progressiva emersione di una forma da un insieme di dati computazionali. Prima della generazione, esistono infinite versioni possibili dell’immagine finale, molte configurazioni statisticamente plausibili.

Tanto nell’opera di Huyghe quanto nel processo generativo delle immagini AI, la realtà appare come una delle molte possibili. In questo senso, Liminals non è soltanto una riflessione sulla fisica quantistica, ma anche una rappresentazione potente della condizione tecnologica contemporanea. Oggi, ci ritroviamo costantemente su quella soglia in cui il reale potrebbe diventare altro da ciò che sembra ed assumere forme diverse da un momento all’altro. Ora più che mai ci rendiamo conto di quanto la nostra percezione del mondo sia estremamente relativa e precaria.

Pierre Huyghe sembra rivelarci che, forse, la realtà, così come la nostra identità, si trovano alla soglia di un insieme di infinite ipotesi, in uno spazio liminale tra possibilità e determinatezza.