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Deepfake e identità digitale. La Danimarca si schiera

Di Nicoletta Biglietti 17/02/2026

I deepfake non sono più solo una minaccia teorica. La tecnologia permette di creare immagini e video realistici di persone reali senza il loro consenso. E in Europa, la normativa prova a correre ai ripari.

La Danimarca ha proposto alla Commissione europea una serie di emendamenti alla legge sul diritto d’autore. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la protezione dell’identità digitale. Volto e voce diventano diritti da tutelare, strumenti concreti per fermare imitazioni realistiche generate dall’AI. Satira, parodia e caricatura restano invece libere.

La strategia introduce l’obbligo di “consenso esplicito” per usare immagini e suoni personali e una tutela che può durare fino a 50 anni dopo la morte. Le norme distinguono cittadini comuni e artisti e fanno riferimento al Digital Services Act – il regolamento europeo che obbliga piattaforme e social a rimuovere rapidamente contenuti illegali – come strumento operativo per far rispettare le nuove norme. Alcuni apprezzano la novità, altri si chiedono se servano davvero nuovi diritti.

Il dibattito danese dura da mesi. L’obiettivo dichiarato è contrastare i deepfake, che combinano immagini e video reali con contenuti sintetici per creare imitazioni credibili. Ma non si tratta di un fenomeno “completamente nuovo”. Già nel Novecento, artisti come Wanda Wulz sperimentavano la manipolazione dell’immagine. I suoi fotomontaggi, come Io + Gatto, mostravano come il volto potesse diventare linguaggio creativo e concettuale, giocando con identità e percezione. La differenza con oggi? Le immagini AI cercano di ingannare la percezione, rendendo più difficile distinguere realtà e artificio.

Questa nuova realtà si riflette anche sui media e sull’opinione pubblica. Il caso della foto virale di Papa Francesco con il cappotto bianco, creata con AI, è stato emblematico: in pochi minuti, un’immagine artificiale è stata condivisa e creduta reale da migliaia di persone – a dimostrazione di quanto i deepfake possano influenzare la percezione e alimentare narrazioni potenzialmente fuorvianti, anche senza intento malevolo.

Accanto a questi scenari ci sono anche rischi concreti nella vita quotidiana. Persone comuni diventano bersaglio di scherzi, bullismo o molestie tramite deepfake. Video o immagini manipolate possono circolare velocemente sui social, amplificando danni psicologici e reputazionali. Qui il consenso esplicito e la possibilità di rimuovere rapidamente i contenuti diventano strumenti essenziali per la tutela.

La protezione, secondo la proposta danese, si estende fino a 50 anni dopo la morte, includendo anche le cosiddette «resurrezioni digitali»: ricostruzioni di volti o voci di persone decedute per finalità creative o commerciali. Questo solleva interrogativi etici e legali che la legge danese cerca di affrontare direttamente, garantendo tutela post mortem e “diritti di personalità”.

Il secondo livello di tutela riguarda gli artisti. Un esempio emblematico è rappresentato dalle immagini generate dall’AI in stile Studio Ghibli, che hanno sollevato dibattiti sul copyright e sui rischi di imitazione non autorizzata.
Questi casi mostrano come le imitazioni possano incidere sul valore economico e sulla reputazione delle creazioni artistiche. La normativa danese stabilisce che le riproduzioni siano lecite solo con consenso esplicito, distinguendo chiaramente il trattamento dei creativi da quello dei cittadini comuni. In questo modo, arte e cultura ricevono protezione simile a quella di un’identità personale, collegando diritto d’autore e tutela dell’immagine.

Sul piano operativo, il Digital Services Act può intervenire per rimuovere contenuti illegali e proteggere gli utenti. La linea danese ha già raccolto interesse internazionale e sta alimentando il dibattito su possibili evoluzioni delle norme europee.

In questo contesto, i minori hanno, più che giustamente, un’attenzione speciale. I genitori gestiscono i consensi e la rimozione veloce dei contenuti può prevenire danni psicologici seri. L’autorità danese per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza nei media ha espresso un parere preventivo favorevole, valutando positivamente la possibilità di proteggere i minori nell’uso delle immagini digitali.

Al di là della normativa, i casi concreti rendono evidente la necessità di strumenti e consapevolezza. Dall’arte sperimentale dei primi fotomontaggi fino al bullismo online e alle resurrezioni digitali, il filo comune è il rischio che l’immagine diventi manipolabile senza limiti. Distinguere il legittimo dall’illecito non è solo questione di legge, ma anche di educazione e responsabilità sociale.

Durante il semestre di presidenza danese del 2025, questi temi sono stati centrali per il dibattito politico e la visibilità della questione a livello europeo, anche se la presidenza stessa non può approvare la legge. Le modifiche ora notificate escludono caricatura, satira, parodia e pastiche, specificando che tali usi non sono vietati, a tutela della libertà di espressione. L’entrata in vigore della norma è prevista per luglio 2026 – soggetta all’approvazione finale del Parlamento danese. La legge, essendo nazionale, varrà in Danimarca, ma il modello potrebbe fare da riferimento ad altri Paesi UE.