Ci sono territori in cui l’architettura smette di essere soltanto materia costruita per farsi superficie percettiva, e in cui il corpo cessa di rappresentare una figura statica per trasformarsi in luogo di relazione e metamorfosi. È esattamente su questa linea di confine
che si sviluppa la ricerca di medullastudiomedulla, il duo fotografico composto dalle architette Stefania Catastini e Cristina Toni. Con base a San Miniato, in Toscana, le due autrici intrecciano pratiche fotografiche e performative per indagare il corpo — in primis il proprio — come soggetto attivo e materiale espressivo fondamentale.
Il lavoro del duo nasce da una feconda contaminazione linguistica tra pittura, scultura, fotografia, moda e design. In questo dialogo interdisciplinare, il colore assume il ruolo di vero e proprio elemento narrativo, mentre la pelle viene interpretata come soglia, limite e territorio vitale della presenza umana. Una poetica visiva rigorosa e d’impatto, che ha guadagnato attenzione su contesti e riviste internazionali di architettura e design come Dezeen, Domus, Interni, Mark Magazine, L’Arca, Area, Platform, IQD Magazine e ArchDaily, oltre a trovare spazio in cataloghi espositivi di rilievo come Dedalo Minosse, La Biennale di Architettura di Venezia, Biennale dello Stretto e Premio Architettura Toscana.
La loro produzione risponde a una precisa riflessione: come ridefinire la percezione dell’identità nell’immagine contemporanea attraverso processi di frammentazione e anonimizzazione. La ricerca si articola in differenti nuclei di lavoro ben definiti.
In Mappe Vive, la superficie corporea viene osservata e restituita come un vero e proprio paesaggio di tracce e texture. Vene, pieghe, peli e dettagli epidermici si trasformano in geografie astratte, nate da un denso processo di analogia visiva e concettuale tra la polvere di marmo e la polvere di pelle.
Con Interferenze, il duo mette invece in scena corpi anonimi immersi in contesti e ambienti architettonici rigorosi. Qui è il netto contrasto cromatico tra le tonalità del blu e dell’arancio a generare una tensione visiva che riorganizza lo spazio e la percezione di chi osserva.
In Casa sotto la nuvola, il corpo attraversa lo spazio come elemento perturbante e performativo. L’irruzione del colore rosso interrompe deliberatamente la neutralità dell’architettura sottostante, introducendo all’interno del rigore spaziale una dimensione fortemente emotiva e fisica.
La selezione culmina infine con Bloom again, un progetto in cui il volto umano vienesostituito da opere organiche e materiche. Questa cancellazione della fisionomia origina figure ibride, sospese in uno stato di permanente transizione tra l’umano, l’artificiale e il
naturale.
Nel loro insieme, le opere di medullastudiomedulla dimostrano come il corpo, privo delle sue coordinate tradizionali, emerga come uno spazio eminentemente relazionale, capace di mettere costantemente in discussione i confini tra identità, ambiente e rappresentazione.