La mostra The Island è il nuovo progetto site-specific di Hito Steyerl, presentato all’Osservatorio della Fondazione Prada di Milano e visitabile dal 4 dicembre 2025 al 30 ottobre 2026. Più che una mostra, The Island si presenta come un grande racconto: un ambiente immersivo in cui il visitatore viene posto al centro di una sorta di arcipelago di “mondi possibili”. The Island, infatti, mette in crisi la realtà contemporanea, intrecciando varie discipline tra scienza, fantascienza, archeologia e politica, arrivando a creare dimensioni spazio-temporali alternative. In questo senso, Steyerl assume il ruolo di una figura demiurgica, creatrice di realtà parallele.
Il progetto prende forma a partire da un film inedito, da cui derivano una serie di installazioni, oggetti e documenti che disgregano la linearità spazio-temporale. Il visitatore è invitato a muoversi tra atmosfere e narrazioni totalmente diverse: dal tempo antichissimo del neolitico alle accelerazioni artificiali del mondo digitale, dai microorganismi alle galassie, dai fumetti di fantascienza alle immagini a bassa definizione prodotte dall’intelligenza artificiale. Si potrebbe dire che questo continuo andirivieni visivo e concettuale produce una sensazione di instabilità percettiva che rispecchia la condizione esistenziale contemporanea, segnata da crisi climatiche, derive autoritarie e da una crescente inquietudine tecnologica.
In The Island trova spazio anche la fantascienza, che per l’artista non è un modo per evadere dalla realtà bensì uno strumento potenzialmente conoscitivo. Per Steyerl la narrazione fantascientifica è un linguaggio capace di tenere insieme immaginazione e dato scientifico: «cerco di focalizzarmi più sulla parte scientifica della fantascienza e sul cercare di capire come possiamo pensare la scienza in un mondo che oggi è pieno di fake news e di costruzioni dell’intelligenza artificiale» ha dichiarato in un’intervista per il Sole24Ore.
L’approccio lucido e oggettivo al fantascientifico è reso possibile soprattutto dal dialogo con la fisica quantistica (in particolare con le ipotesi di studio sul multiverso) da cui l’artista ricava l’idea che sia possibile pensare a nuovi mondi, idea che trova una traduzione visiva nella mostra. Il mondo non è uno solo, sembra dirci Steyerl, ma una sovrapposizione di possibilità che dipendono dal modo in cui scegliamo di osservarlo e raccontarlo.
In questa prospettiva, l’artista non si pone come autrice onnisciente che offre risposte definitive e impone la sua concezione del mondo. Al contrario, il suo punto di vista è solo suggerito, mai evidente. Torna così alla mente l’affermazione di Gustave Flaubert: «L’artista deve essere nella sua opera come Dio è nella Creazione: invisibile e onnipotente. Sì, che lo si percepisca ovunque, ma che non lo si veda mai.»
All’interno di The Island la tecnologia ha un ruolo predominante ma senza venir né demonizzata né celebrata. Piuttosto la tecnologia viene “smontata”, resa visibile nei suoi meccanismi e nelle sue contraddizioni. In questo senso la mostra affronta anche il tema della produzione di immagini generate dall’ intelligenza artificiale interrogandosi su come salvaguardare il valore dei fatti scientifici, politici e culturali in un sistema d’informazione sempre più corrotto da simulazioni, automatismi e falsità. L’artista fa trapelare la necessità di una pratica critica collettiva, per andare oltre lo stato di inquietudine passivo in che la società contemporanea prova nei confronti dell’avanzamento tecnologico.
Anche questa volta Hito Steyerl riesce a non cadere nella trappola del dualismo ideologico, evitando sia una visione nostalgica del passato pre-tecnologico sia una fiducia cieca nel progresso. The Island è il tentativo di mostrare come sia possibile ripensare in modo positivo il rapporto tra umano, macchina, immaginazione e futuro. I mondi creati da Steyerl non sono utopie chiuse, bensì spazi aperti di possibilità.