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Quando la didattica viene Da Dentro

Storia di come un’intuizione nata in seno all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia sia diventata progetto didattico, per poi trasformarsi in prodotto artistico.

Di Anna Giunchi (Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia) 20/06/2021

In un mondo come quello in cui viviamo, provare un leggero senso di disorientamento è fisiologico, perché il dissolvimento non risparmia niente e nessuno e ogni cosa della nostra vita potrebbe mutare da un momento all’altro, senza sconti. Tutto quello che è inautentico, meccanico, inconsapevole si frantuma, è destinato a sparire, e per costruire è necessaria un’intenzione consapevole[1].

Interrotta[2]. Così è la Scuola durante l’epidemia da Covid-19. L’intervento sugli istituti “di ogni ordine e grado” è radicale e, in alcuni Paesi in particolare (l’Italia è, in questo senso, capofila) la chiusura arriva in anticipo persino rispetto all’istituzione del lockdown. Ne deriva, è noto,  una sfida fondamentale: evitare una conseguente “interruzione della didattica”, attuando strategie coerenti con le complesse necessità del periodo[3].

Da Dentro, progetto didattico multidisciplinare posto in essere all’altezza del primo lockdown (marzo-maggio 2020) presso l’Accademia delle Belle Arti Santa Giulia di Brescia, rappresenta, da questo punto di vista, un modello eccellente, rientrando di diritto nel novero delle best practices della didattica “d’emergenza”. Gli attori dell’iniziativa sono Roberto Bonisoli, Coordinatore della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte, e Simone Lombardi, docente di sound design presso la stessa; i due hanno poi coinvolto la sottoscritta per la revisione di parti scrittura. E poi, i veri protagonisti dell’iniziativa: gli studenti. Perché un evento epoch-making[4] come la pandemia rappresenta un orizzonte particolarmente oscuro proprio per loro, che questo orizzonte lo vedevano, fino ad un attimo prima, denso di opportunità. Non a caso, la scintilla iniziale del progetto deriva proprio da istanze che li riguardano. Come recita il titolo, le istanze vengono da dentro, dal chiuso della propria stanza, dal profondo della solitudine forzata: «durante il lockdown della primavera 2020 ho percepito nei ragazzi del terzo anno della Scuola di Nuove Tecnologie un bisogno di confrontarsi, di chiedere aiuto e spiegazioni in merito a quello che stava succedendo a loro e intorno a loro» spiega il professor Lombardi, primo fautore dell’iniziativa. Paradossalmente, il bisogno è ancora quello, antico ed umanissimo, di comprendere la realtà nelle sue multiformi e sfuggenti manifestazioni[5]

Di fronte alla richiesta degli studenti, Lombardi, in prima battuta, propone alla classe di utilizzare la situazione emotiva in senso didattico-terapeutico. La chiave sta nell’uso della tecnica musicoterapica: a seguito di un ascolto proposto dal professore all’inizio della lezione, liberamente, gli studenti potranno inviare una mail al docente, nella quale racconteranno sensazioni o immagini suscitate dal brano stesso; sarà poi il professore a dare seguito agli input ricevuti, rispondendo a ciascuno. La proposta diviene occasione per comunicare, attraverso le sensazioni suscitate dall’ascolto, il proprio vissuto durante il periodo di lockdown. Ma è solo con il successivo coinvolgimento del Coordinatore di Scuola, che intuisce il potenziale dell’intervento del collega, che si assiste ad un’evoluzione da contenuto didattico a progetto artistico tout-court: la rimediazione[6] del materiale ottenuto nell’ambito del corso di sound design potrebbe, anzi dovrebbe, a suo parere, trasformarsi in un lavoro multimediale caratterizzante il percorso di Nuove Tecnologie, sfruttando le diverse competenze presenti nell’organico (e, a ricaduta, nel gruppo classe).

I contenuti emersi dagli ascolti vengono, così, razionalizzati per «nuclei di significato biografico»[7] che vanno a comporre una sorta di bildugsroman collettivo “dal basso”. Il filo conduttore tematico è, non a caso, quello tipico del romanzo di formazione, quello che rappresenta la Storia delle-e le storie di- gioventù: il cambiamento. Nello specifico, la scansione vede un Primo Periodo, legato al macrotema della prigionia e ai sentimenti di solitudine e sgomento; un Secondo Periodo, definibile con l’espressione montagne russe, caratterizzato da una situazione di grande instabilità emotiva; un Terzo Periodo, che potremmo indentificare con il termine elisir[8], un ritorno alla normalità in cui «tutto cambia [e tutto è cambiato] e le conseguenze si portano lontano»[9]. Il concreto lavoro creativo vede, poi, tramutare il progetto didattico in stage curriculare per alcuni studenti (occasione che, tra l’altro, sposa perfettamente le necessità di un periodo in cui anche la somministrazione di tirocini risulta complessa). Nello specifico, la scelta cade su due coppie, selezionate dai docenti secondo attitudini e caratteristiche specifiche: Nicol Finelli e Aurelio Bertoncelli per il lavoro su colonna sonora e sound design, Lorenzo Castagna e Francesca Previtali per l’intervento sulla parte visuale. In entrambi i casi, gli stagisti risultano estremamente coinvolti poiché, spiega Bonisoli, «si sono sentiti entusiasti di poter esprimere la loro creatività, ma anche di dare un supporto alla visione del loro vissuto in quel frangente, in quel primo anno». I docenti optano poi per soluzioni differenti a seconda delle effettive competenze ed istanze degli studenti. Nel caso del sound desing, per Lombardi è particolarmente importante <<far maturare [nei ragazzi] una sorta di metro estetico su un brano musicale>>: l’esperienza riguarda, in una prima fase, la registrazione e la finalizzazione dei testi recitati in prima persona dai compagni, con tutte le implicazioni e complessità che un lavoro a distanza con  persone non professioniste comporta; in una seconda parte, si passa al mixaggio tra le voci registrate e la musica (composta dallo stesso professor Lombardi). Per ciò che concerne la parte di progettazione visiva, «l’unico limite del software è l’immaginazione umana»[10] e l’intenzione è quella di concedere a due giovani dotati di molteplici competenze tecniche acquisite in seno alla Scuola, piena libertà creativa. Si opta, poi, per l’alternanza, in maniera tale da comunicare la massima varietà estetica (con stili grafici e tecniche di animazione differenziati) e semantica: la prima fase verrà sviluppata visivamente da Lorenzo Castagna, la seconda da Francesca Previtali, la terza da entrambi in stretta collaborazione progettuale/produttiva. La costante vedrà il ritorno della rappresentazione digitale dei due studenti (Castagna responsabile del maschile, Previtali del femminile) protagonisti del viaggio attraverso i mondi interiori dei compagni. L’intervento sulla scrittura, avvenuto in itinere, unico a non prevedere una relazione con gli studenti: si opta quindi per un intervento “a metà strada”, agendo su alcune evidenti quanto frequenti difficoltà espressive, senza però toccare il significato emotivo e simbolico che gli scritti testimoniano.

Il risultato è un audiovisivo lungo dieci minuti, fatto di animazione, elementi grafici, musica e voci. Un “numero zero”,come sottolineano i docenti, pensato per avviare una stagione di prodotti forse ancora più ambiziosi («maggiormente orientati all’interazione, ad esempio», sostiene Bonisoli; «più coesi dal punto di vista estetico-narrativo», aggiunge Lombardi). Ma dall’indubbio valore intrinseco. Da Dentro, oltre a mostrare come acquisite svariate competenze verticali nei differenti campi di applicazione, mette in luce, negli studenti, una spiccata capacità di gestirsi in autonomia ed una altissima adattabilità ad esigenze eterogenee. La collaborazione tra docenti, parallelamente, rappresenta la natura molteplice e corale di una realtà comunicativo-artistica come quella delle Tecnologie dell’Arte. A queste considerazioni è importante affiancare, dato 

lo spirito del progetto, una riflessione legata alle funzioni trasversali (psicologiche, emotive, di lavoro sul gruppo-classe eccetera) entrate in campo durante tutto l’iter progettuale e realizzativo, funzioni centrali tanto quanto quelle squisitamente didattiche.

«In queste condizioni storico-tecnologiche la domanda è “A che serve l’arte oggi?”, o forse ancora più radicalmente “Serve ancora l’arte?”»[11]. Da Dentro si candida come possibile risposta: il solo fatto che, in un periodo disgregante, possa nascere una iniziativa “collante” come questa, dà il senso della funzione forse più profonda ed universale dell’arte. Inoltre «se è vero che mai come in questo momento l’arte riflette il suo tempo, fino ad incorporare in sé ciò che avviene sul piano dei processi simbolici e comunicativi più diffusi, è anche vero che l’arte fa questo come sa fare, e come ha sempre fatto: da arte, capace di offrirci la cifra di quello che sta accadendo»[12]. Indubbiamente, il valore testimoniale di un prodotto come questo concorre proprio, anche a questa funzione. «Da un momento di crisi siamo riusciti a far emergere un’opportunità. […] Noi artisti digitali, noi Scuola di Nuove Tecnologie, siamo riusciti a mettere in piedi qualcosa che sia concreto e che abbia un suo senso» afferma il professor Bonisoli. Non di rado tacciata di rappresentare una di-versione dalla realtà, una tecnologia che ormai «penetra in modo ‘naturale’ nell’antropologia e nei comportamenti»[13] viene, qui, concepita specularmente, come luogo di indagine della realtà medesima…come opportunità per comprenderla e rappresentarla. Questa forma di «transumanesimo, che non rappresenta a soggezione dell’uomo alla macchina ma, al contrario, il superamento in chiave umanistica dei limiti umani»[14] vede proprio nella Scuola di Nuove Tecnologie e nel progetto che in essa ha trovato vita il suo significato profondo. «Far ridiventare la cultura un agente di cambiamento e uno stimolante è una responsabilità di tutti»[15]. In ambito didattico, è nella convergenza[16] tra discipline, tecnologie, forme d’arte ed esseri umani che la cultura si mette in atto, che la cultura significa e promuove, profondamente, il cambiamento. Ed è proprio a partire dalla Scuola che la cultura dovrebbe avere questo ruolo.

Ricostruzione sintetica delle fasi di intervento degli studenti nel progetto Da Dentro

Il progetto Da Dentro vede un ruolo centrale degli studenti in ogni fase produttiva, dai momenti embrionali, di scrittura libera, fino alla concreta realizzazione: tutti i diversi aspetti creativo/produttivi, necessari all’ottenimento del prodotto audiovisivo finale, li vedono attivamente e fortemente coinvolti. Per meglio evidenziare le modalità di intervento specifiche, si è ritenuto opportuno creare un documento che metta in massima luce il ruolo da protagonisti avuto da loro in questa produzione. In funzione della massima fruibilità e chiarezza, si è optato per una ricostruzione per punti, in maniera tale che le diverse fasi di lavoro risultino immediatamente evidenti, così come evidente risulterà la qualità (e quantità) della partecipazione di ciascuno di loro.

FASE EMBRIONALE: la scrittura libera

Su stimolo del professor Simone Lombardi e attraverso la tecnica musicoterapica, l’intero gruppo classe del terzo anno di Nuove Tecnologie dell’Arte (a.a. 2019-2020) viene invitato a produrre dei testi d’istinto, sulla base di alcuni ascolti proposti dal docente. La partecipazione è libera, non vincolante e viene accolta con grande entusiasmo dalla maggior parte degli studenti. Il corpus di scritti che ne deriva diverrà la base per la realizzazione del progetto audiovisivo vero e proprio: da subito si evidenzierà, nei diversi contenuti testuali, una sorta di proto-narrazione tripartita, che rappresenterà l’ossatura del progetto (suddiviso, appunto, in tre “atti”).

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO, CANDIDATURA, ATTIVAZIONE DELLO STAGE

  Una volta delineatasi l’idea di un progetto tout-court, Lombardi e il coordinatore di Scuola, Roberto Bonisoli, separatamente, propongono agli studenti di partecipare alle fasi operative, previa candidatura alla produzione di una delle parti creative (sound desing e lavoro sul visivo). Tale partecipazione è libera e vedrà, naturalmente, la supervisione del docente di riferimento (Bonisoli per il video, Lombardi per l’audio). Nello specifico, per il tipo di intervento richiesto e per non disperdere le risorse, si opta per una coppia di studenti per area creativa.

Parte visiva: nella rosa dei candidati vengono selezionati Lorenzo Castagna e Francesca Previtali
Parte di sound design e colonna sonora: si propongono fin da subito Nicol Finelli e Aurelio Bertoncelli.
Questa partecipazione si trasformerà in uno stage curriculare (200 ore), naturalmente, dato il lockdown, svoltosi online.
Segnaliamo che il due gruppi di lavoro si sono continuamente interfacciati, durante le fasi operative, per essere correttamente sincronizzati.

FASI DI LAVORO: PARTE DI SOUND DESING E COLONNA SONORA

Incontri di preliminari

Prima di approcciare alla produzione vera e propria, vengono organizzati tre incontri di progettazione, che corrispondono ai tre “atti” narrativi da cui è composto il progetto. Questo per poter caratterizzare al meglio, in confronto con il docente, ogni “atto”. Una scelta generale riguarda l’uso delle voci di tutti studenti del corso per il prodotto finale: saranno proprio queste voci, infatti, a riprodurre i testi selezionati.

Produzione dei contenuti audio

La parte di lavoro sul sonoro vede alcuni momenti di completa autonomia, alternati ad altri di lavoro svolto insieme al docente: questo per adattare meglio le pratiche alle effettive caratteristiche dei ragazzi, che non hanno competenze musicali specifiche. In ogni caso, nell’avvio della produzione creativa vera e propria, Aurelio Bertoncelli e Nicol Finelli si muovono in autonomia nel coordinare il lavoro sui testi: seguono i colleghi durante le registrazioni dei testi selezionati, lavorano sulle voci correggendo eventuali errori, procedono con tecniche di audio restoring (tecnica di manipolazione audio avente il compito di migliorare la resa sonora di un brano musicale) sotto la supervisione del docente. Quindi si occupano di un primo mix e spazializzazione delle voci registrate, mentre, in parallelo, Lombardi procede con il lavoro di colonna sonora, che verrà successivamente mixata alle voci dal docente insieme agli studenti. A questi ultimi è poi richiesto di proporre un proprio, ulteriore mix, analizzato successivamente in gruppo ed infine ulteriormente perfezionato. In ultimo, il gruppo (stagisti e docente insieme) si è occupato del master del brano, poi consegnato al team responsabile della parte video.

FASI DI LAVORO: PARTE VIDEO

Incontri preliminari

Come per il lavoro sulla parte audio, la prima parte dell’intervento vede gli studenti partecipare a incontri di progettazione, nello specifico due, necessari a definire le coordinate del progetto, nello specifico: la definizione delle necessità della comunicazione progettuale, del format e del mood di tre “atti” narrativi, quindi la suddivisione del lavoro creativo tra i due, proprio secondo le fasi suddette.

Produzione dei contenuti video

Lorenzo Castagna e Francesca Previtali lavorano, quindi, in completa autonomia creativa, singolarmente per ciò che concerne i primi due “atti”, quindi insieme sulla terza, anche per rafforzare l’idea di incontro e ritrovamento che la caratterizza. Ogni aspetto dell’iter di lavoro produttivo rimane pienamente nelle loro mani: dalla fase di preproduzione (test di stile e animazioni, studio della traccia sonora, progettazione, creazione dei documenti relativi a questo momento) a quella di produzione step by step di ogni fase narrativa (ottimizzazione e roundtrip con la produzione sonora, generazione dei file visuali finali). L’ovvia supervisione da parte del docente è costituita da un brief settimanale di confronto, nel quale vengono date indicazioni creativo/produttive.

1)

Maura Gancitano, Andrea Colamedici, La società della performance-Come uscire dalla caverna, Tlön Editore, p.8

2)

Il termine è stato usato in uno studio avviato dal Ministero dell’Istruzione cinese durante la cosiddetta “prima ondata” della pandemia da Covid19, intitolato, appunto Disrupted classes. Undisrupted education (tradotto: classi interrotte, educazione non interrotta). Sulla base di questa esperienza, in collaborazione con l’Università di Pechino, l’Unesco ha prodotto un testo reperibile gratuitamente online, Handbook on Facilitating Flexible Learning during Educational Disruption. The Chinese Experience in Maintaining Undisrupted Learning in COVID-19 Outbreak, Smart Learning Institute of Beijing Normal University (SLIBNU), 2020

3)

Cfr per approfondimenti sulla didattica in pandemia: G. Roncaglia, Cosa succede a Settembre? Scuola e didattica a distanza ai tempi del COVID-19, Editori Laterza, Roma 2020.

4)

Un evento capace «di influenzare tutti gli sviluppi successivi». Cfr. A. Giovagnoli, Storia e globalizzazione, Laterza, Roma 2007, p.165.

5)

D’altro canto, la liquidità, per dirla con Bauman, del XXIesimo Secolo, la difficoltà ad “afferrare” il senso della contemporaneità, sono questioni che, sì, la pandemia ha acuito, ma in un contesto epocale già da esse radicalmente determinato.

6)

Cfr. J. D. Bolter - R. Gruisin, Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Guerini Studio, Milano 2002.

7)

A. Fontana, Storie che incantano-Il lato narrativo dei brand, Roi Edizioni, Milano 2018, p. 84.

8)

Il termine è mutuato dalla teoria della sceneggiatura. Cfr. C. Vogler, Il viaggio dell’eroe. La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema, Dino Audino, Roma 2010.

9)

Idem, p. 154.

10)

Alan Kay in Fabio Carletti, Non è nato in un garage: la storia vera del personal computer, CreateSpace Independent Publishing Platform, Piattaforma di Pubblicazione 2016, p.83.

11)

Francesco Bonami, Post. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2019, p.12

12)

Francesco Casetti in Francesco Casetti (a cura di), L’arte al tempo dei media, p.25, Postmedia Books. Corsivo mio.

13)

Giorgio Giunchi in Laura Abba-Arturo di Corinto (a cura di) Il futuro trent’anni fa. Quando internet è arrivata in Italia, Manni, 2017, nota introduttiva. La citazione si riferisce ad internet, ma risulta in ogni caso perfettamente calzante per il generale contesto digitale.

14)

Carlo Freccero, La pandemia mediatizzata: stavolta la crisi prefigura davvero il futuro, in <>, n.26, Dopo l’evento, p.28, 2020

15)

Maura Gancitano, Andrea Colamedici, Op. cit, p.8

16)

Il termine è assunto, per estensione, dalle teorie relative alla digitalizzazione e ai media 2.0 e 3.0. Per approfondimenti cfr. Nicholas Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer Editori, 1995 e Henry Jenkins, Cultura convegente, Apogeo, 2007