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Videodrome, un film da riguardare per commemorare Federico Frusciante

Ad un mese dalla scomparsa del critico, vedere la pellicola è un modo per omaggiarlo, e, al tempo stesso, interrogarsi sul presente

Di Sabrina Galli 16/03/2026

È passato un mese da quando la notizia della morte del critico indipendente Federico Frusciante ha sconvolto il mondo del cinema italiano. Oggi guardare Videodrome può essere il miglior modo per ricordarlo, e al tempo stesso, rendersi conto di quanto questo film sia una predizione profetica della situazione tecnologica e mediatica contemporanea.

Da sempre lo scopo di Frusciante è stato mantenere viva in Italia una cultura del cinema, appassionata, lucida e libera dalle influenze del sistema. Per questo, quando decise di fondare la sua videoteca nei primi anni 2000, sicuramente la scelta di chiamarla proprio “Videodrome” non era affatto superficiale o casuale, ma una presa di posizione nei confronti di una società inconsapevole, in balia dello sviluppo tecnologico e dell’affermazione di un sistema mediatico in mano a pochi eletti. Infatti, realizzato nel 1983 dal maestro del body horror David Cronenberg, Videodrome è un film profetico che, oggi, a distanza di oltre quarant’anni, appare come un’opera predittiva e visionaria dell’attualità.

Alla base della pellicola c’è una critica disillusa sul potere mediatico che si serve del progresso tecnologico, dell’erotismo e del corpo umano, fino a dissolvere ogni confine tra realtà, illusione e finizione. Il regista affronta lucidamente questi temi raccontando la vicenda disturbante di Max Renn, direttore di una piccola emittente televisiva via cavo di Toronto, specializzata in contenuti sensazionalistici ed erotici. Attraverso un tecnico pirata il protagonista intercetta un segnale clandestino chiamato “Videodrome” che mostra un programma in cui in cui uomini e donne vengono torturati senza alcuna spiegazione. La svolta inquietante avviene quando Max scopre che Videodrome non è un semplice show clandestino, in quanto il suo segnale contiene una particolare frequenza che provoca tumori cerebrali, che causano allucinazioni incontrollabili e che fanno perdere la capacità di distinguere la realtà dall’ allucinazione.  Il senso del perturbante arriva al culmine quando la carne di Max inizia a mutare e il suo corpo diventa sempre più simile ad un dispositivo tecnologico, in grado addirittura di inglobare videocassette.  Non è chiaro se ciò che si osserva sia frutto delle allucinazioni del protagonista o se stia avvenendo realmente; ma proprio questo cortocircuito percettivo serve a Cronenberg per alimentare la confusione dello spettatore. Tale confusione rispecchia proprio il diffuso senso di disorientamento che l’uomo contemporaneo vive quotidianamente di fronte al potere dei media e alla tecnologia, soprattutto con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale.

Altro fulcro tematico del film è quello legato al corpo. Infatti, come in tutte le opere di Cronenberg, il corpo viene concepito come luogo di trasformazione, spesso vulnerabile a delle contaminazioni esterne. In Videodrome il protagonista viene colpito dal segnale televisivo in grado di attivare delle mutazioni organiche, ecco che il corpo viene modificato dalla tecnologia dando vita ad una «nuova carne».

C’è da notare che, rispetto alla sua uscita, la pellicola ha assunto nuovi spunti di riflessioni che la rendono una disamina socioculturale attualissima. Negli anni Ottanta il dispositivo predominante era la televisione, oggi, invece sono gli smartphone, le piattaforme social e le piattaforme di streaming a pervadere la vita degli individui.  L’esposizione mediatica e tecnologica non si interrompe mai, è un flusso continuo che si fonde al tempo della vita e alla realtà stessa.

In questo senso, Videodrome è stato un film profetico dell’epoca moderna, dominata dalla confusione tra presenza fisica e virtuale, tra vita reale e quella mostrata sui Social Network, tra corpo organico e dato digitale. David Cronenberg già nel 1983 cercava di metterci in guardia, e lo stesso hanno fatto molti appassionati dei suoi film dopo di lui, come il grande Federico Frusciante, che nel video monografico su Cronenberg ha asserito:

«Questo è un film che è 40 anni in anticipo, infatti ancora se ne parla. Un film che ha parlato della tecnologia, di come essa porti l’uomo ad un altro tipo di mutazione rispetto a quella immaginata nei film di fantascienza degli anni 70. Cronenberg ha ipotizzato e fatto vedere che la tecnologia in realtà ti cambi a livello genetico e che chi la utilizza in maniera errata è veramente pericoloso, esemplare è la citazione finale che l’attrice dice: “Morte a Videodrome. Gloria e vita alla nuova carne!

[…] È un film terrificante che segna una nuova epoca, quella della “nuova carne” in cui i ragazzini non giocheranno più a pallone nella piazza, ma davanti allo schermo. Videodrome mostra che la tecnologia si evolve come un’evoluzione del genere umano stesso; quindi, l’evoluzione della macchina ormai equivale all’evoluzione dell’uomo, e questo spaventava Cronenberg. Oltre al fatto che il film è una critica enorme alla televisione e al potere costituito che vuole fare pensare tutti nello stesso modo»